Il popolamento nel periodo romano

Durante il Periodo romano il territorio di Follonica non era caratterizzato da insediamenti di particolare rilievo, almeno in base allo stato attuale delle ricerche. Recenti ricerche mostrano che una buona parte dei siti di questo periodo erano concentrati presso le alture a Nord di Follonica: il Podere il Fico, I Poggi e il podere Pecora Vecchia.

Il Podere il Fico, sotto Valle, merita una menzione particolare, perché in questo luogo sarebbero stati rinvenuti ben cinque forni fusori. Tuttavia, dalle ricognizioni condotte da Costanza Cucini Tizzoni e pubblicate nel 1985 non sono emerse tracce di scorie in questo luogo. Le uniche tracce di attività fusoria in questa zona sono ubicate lungo il torrente Petraia, distante dal Podere il Fico circa 600 metri.

La viabilità

I Romani dedicarono grande attenzione alla viabilità. Follonica nel Periodo romano era interessata dal percorso di due strade. La più importante, la via Aurelia, passava a Nord della città, mentre l’altra, attuale strada delle Collacchie, si distaccava dall’Aurelia ad Alberese per ricongiungervisi a Follonica. Un percorso prettamente costiero dunque che, una volta giunto a Castiglione della Pescaia proseguiva verso il puntone di Scarlino.

Nella cartografia storica del XIX secolo entrambe le strade, almeno nel tratto compreso fra Cosa e Populonia, sono state citate come via Emilia. Ciò ha contribuito a creare ulteriore confusione in merito al percorso della via Aurelia, il cui tracciato rimane ancora al centro di un acceso dibattito. A Vignale, dove è stato scavato un grande insediamento di lusso, la cartografia storica indica che la via Emilia (ovvero l’Aurelia) era ancora detta via della silice. Questo è uno dei nomi che nel Medioevo venivano attribuiti alle strade romane.

Un scorcio del sito archeologico di Vignale
Tabula Peutingeriana: segmento III, sezione di dettaglio

La strada costiera

Della strada costriera abbiamo anche una descrizione fatta da Luigi Antonio Paolozzi nel 1760.

“Cominciando da Castiglione della Pescaia la strada romana antica secondo i vestigi, che di spazio in spazio ora in maggiore distanza ora in minore si trovano, passa per un piano situato nel territorio di Castiglione della Pescaia tra i monti e la marina detto Pian di Rocha, il quale piglia una collina all’insù, salendo fino ad un luogo detto Le Buie sempre tra i monti; dall’uno all’altro piano detto Pian d’Alma, passa il fosso detto l’Alma, che divide lo stesso piano e parimente divide questo stato di Piombino dall’enunciato territorio di Castiglione”.

Di qui seguita e prende una valle detta di Moricone, situata tra i monti da una parte e dall’altra per salita quasi insensibile che va a far capo in un poggetto detto lo Spedaletto dove si scopre il mare e parte di questo piano di Scarlino e lo stagno appartenente ai sign. Citerni.

Passato lo stagno, si avanza tra il tombolo del mare e il padule di Scarlino fino a Follonica, dove sono gli edifici di ferro di S. E. il principe di questo stato. Da Follonica seguita tra il tombolo del mare e i monti delle bandite di Valle e Vignale: le prime appartenenti al signor Principe e la seconda al Sig. Cav. Franceschi di Pisa e va ad una torre posta sulla spiaggia del mare, detta Torre Mozza.

Un tratto della via Aurelia presso Vignale detto ancora della silice
Il percorso delle strade romane nel territorio di Follonica. In viola la via Aurelia, in nero la strada delle Collacchie

La strada costiera e il Padule di Scarlino

La strada costiera era effettivamente sommersa dalle acque della palude di Scarlino?

Tale criticità viene confermata anche dall’ingegner Alessandro Manetti, il quale sosteneva che “il piano dell’antica via dentro il padule di Scarlino apparisce in tempo di alta marea inferiore al livello del mare Mediterraneo, ma che cotesto livello tanto più è difficile a determinarsi in quanto che la delta via non solo non è in piano, ma presenta dei rialti e delle concavità, i primi dei quali nell’estate appariscono fuori dell’acqua, mentre i secondi vi restano costantemente sommersi”.

La cartografica storica del XIX secolo fornisce un’ulteriore prova, poiché parte della strada descritta dal Paolozzi sembra essere sommersa in prossimità del Puntone di Scarlino. Non solo, poco più avanti la strada correva molto a ridosso della palude. Questa posizione potrebbe in parte spiegare il fenomeno a cui si era riferito il Manetti nelle sue notizie. Nel 1929 il basolato romano che passava vicino alla domus del Puntone si trovava a circa mezzo metro sotto il livello del mare.

L’Oasi del Padule di Scarlino (di circa 1000 ettari di superficie) è una delle aree naturali protette della Maremma toscana a pochi chilometri da Follonica
L'estensione del Padule di Scarlino nella cartografia storica del XIX secolo

Per approfondire:

  • Cucini, C. (1985) Topografia del territorio delle valli del Pecora e dell’Alma, in R. Francovich (a cura di), Scarlino I. Storia e Territorio, Firenze, pp. 147-335.
  • Citter, C. 2007 La città di Grosseto nel quadro della viabilità romana e medievale della bassa valle dell’Ombrone, in C. Citter, A. Arnoldus-Huyzendveld (a cura di), Archeologia urbana a Grosseto. Origine e sviluppo di una città medievale nella “Toscana delle città deboli”. Le ricerche 1997-2005. I: la città di Grosseto nel contesto geografico della bassa valle dell’Ombrone, Biblioteca del dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti – sezione archeologia – Università di Siena, 16, Firenze 2007, pp. 156-198.

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