Gavorrano

Il borgo

Gavorrano viene citato per la prima volta nell’VIII secolo (d.C.), una seconda volta nel 1040, ed una terza nel 1164, ma questa volta come castello. Alla morte del conte Rainaldo, figlio di Alberto di Magona, subentrarono i Pannocchieschi, i quali nel XIV secolo sottomisero Gavorrano al comune di Volterra. Nel 1320, i Pannocchieschi, cedettero a Massa Marittima i loro diritti sul castello di Gavorrano. Alcuni anni dopo, Siena conquistò Massa e Gavorrano. Nel 1379 la famiglia senese dei Malvolti acquistò i diritti sul castello e li mantenne fino al 1465.

Il borgo era protetto da due circuiti murari, uno esterno, risalente ai secoli XIII e XIV secolo, e uno interno, forse più antico. Il circuito interno è ancora ben identificabile. Nella parte a sud si possono notare due torri in filaretto con basamento a scarpa, le mensole di appartato a getto ormai scomparso e una porta in conci di arenaria. A nord invece, le mura poggiano direttamente sullo strato roccioso. Da questo lato, è possibile notare la presenza di una loggia parzialmente tamponata e di due bastioni. Il tutto è reso abbastanza discontinuo dalla presenza di volumi architettonici diversi fra loro.

Il palazzo comunale si affaccia su piazza Bruno Buozzi. Le prime notizie attendibili sull’edificio provengono da una relazione redatta dal Gherardini nel 1676, il quale cita un Palazzo di Giustizia con annesso carcere e cisterna. Tale cisterna è ancora visibile nel catasto storico del XIX secolo. In questa cartografia l’edificio è definito come “municipio”. La facciata attuale è una sistema­zione ottocentesca. Sotto il cornicione, le specchiature sono decorate con stucchi a bassori­lievo raffiguranti leoni e chimere. Le finestre presentano cornici con tim­pano e balconi con ringhiera corredati da colonnine.

La prima menzione della chiesa di San Giuliano, precedentemente intitolata a San Gusmè, risale 1529. La chiesa compare anche circa un secolo e mezzo dopo nella visita Gherardini. Secondo alcune ipotesi l’edificio sacro potrebbe essere stato costruito sulle mura dell’antica rocca. Il basamento del campanile sembra andare in questa direzione, dal momento che il corpo inferiore presenta una muratura diversa dal resto della struttura.

L’ampliamento attuale è riferibile ad un arco cronologico collocabile tra XVII e XVIII secolo. La facciata, ristrutturata nel 1927, come riporta l’iscrizione sull’architrave del portale, è a capanna suddivisa da paraste con occhio centrale e piccoli archetti pensili decorativi, il tutto ricoperto da intonaco. L’interno della chiesa, a tre navate, è semplicemente intonacato con paraste e archi decorati a bicroma, mentre il tetto è a vista con decorazione bicroma. Lateralmente sono  presenti degli altari settecenteschi con decorazioni in stucco.

Accanto all’ingresso a sinistra, in una nicchia, precedente­mente occupata dal fonte battesimale, è conservata la statuetta marmorea della Madonna con il Bambino: importante capolavoro di Giovanni d’Agostino, scultore senese e capomastro del Duomo di Siena nel 1336. L’opera è stilisticamente emblematica, in quanto rappresenta l’apice della “felice” sintesi fra costruzione plastica e modulazione lineare raggiunta dal maestro senese. Inoltre, va segnalata, esposta sulla parete di fondo, la piccola tela settecentesca raffigurante l’annunciazione.

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