Valle e Follonica: tra lotte di confine e primi impianti produttivi

Alla fine del XIV secolo Gherardo Leonardo Appiani, signore di Pisa, cede gran parte delle sue proprietà al duca di Milano Gian Galeazzo Visconti. Alcuni beni rimasero di sua proprietà, tra cui il castello di Valle, nel cui territorio rientrava Follonica. Valle, in questo periodo era ancora diviso tra Appiani e Todini. Una divisione che terminò a inizio XV secolo, quando Gherardo Leonardo Appiani decise di acquistare i residui diritti dai Todini.

In questo arco cronologico Jacopo V Appiani, fece costruire alla “follonicha” un mulino ad acqua con annessa abitazione del mugnaio. Struttura che comunque compare nella documentazione scritta soltanto nel 1510, ma questo implica che prima di questa data non esistesse. Le macine del mulino venivano attivate grazie alle acque del Pecora, il cui corso era stato appositamente deviato in una gora costruita a ridosso dell’edificio. Il canale, che al termine del suo percorso sfociava a mare, non era utilizzato solamente per azionare le macine, ma anche come via d’acqua. Esso poteva accogliere imbarcazioni capaci di trasportare fino a 25 sacca (pari a 15 quintali).

A.S.F., Miscellanea medicea, 928

La prima ferriera

Il punto di svolta per la città arriva nel 1543. Anno nel quale fu istituita la magona del ferro: frutto della cessione delle miniere dell’Elba a Cosimo I primo da parte Jacopo V Appiani. Tre anni più tardi il mulino ad acqua venne affiancato da una ferriera, che passò in gestione a terzi. In seguito la ferriera fu ceduta al granduca di Toscana, che la potenziò realizzando un impianto di affinazione (distendino). Nel 1560 le cose cambiarono nuovamente, perché sia la ferriera che il mulino tornarono in possesso degli Appiani. Questi, non avendo più il monopolio sulle miniere elbane, furono costretti ad acquistare il minerale ferroso da chi le aveva in appalto in quel periodo.

Nel 1577 venne concluso un importante accordo politico tra Francesco I dei Medici, succeduto a Cosimo I, e Iacopo VI Appiani. L’accordo riconosceva piena giurisdizione su Valle (e quindi Follonica) a Iacopo VI, e stabiliva che Francesco I avesse libero accesso allo scalo di Follonica. Inoltre l’intesa stipulata tra le due parti prevedeva che la torre, il mulino e la ferriera, che esistevano prima dell’accordo, rimanessero di proprietà degli Appiani. L’accesso al porto contribuì all’affermazione del centro siderurgico di Valpiana, creato dai Medici per fare concorrenza a Follonica.

Da questo accordo trasse notevoli vantaggi anche il pontefice Gregorio XIII, in virtù della perdita dei diritti su Valle da parte del Vescovato di Massa. Egli ottenne la gestione del mulino, delle ferriere e del distendino, a patto però che l’area produttiva fosse implementata con l’aggiunta di un forno fusorio. Struttura effettivamente costruita nel 1578.

Disegno della fabbrica di Follonica realizzato da Giovan Francesco Cantagallina nel 1618
Disegno della fabbrica di Follonica, e del suo territorio, realizzato da GiovanFrancesco Cantagallina nel 1618

Nuovi equilibri

Dopo il nuovo appalto generale delle miniere, che garantì a Iacopo VI un ruolo di primo piano sull’acquisto del ferro elbano, il controllo passò ai Genovesi. Questi non avevano nessun rapporto con il granduca di Toscana. Una condizione che spinse il granduca a prestare grande attenzione a Follonica. Nel 1581 furono costruiti due magazzini per il deposito delle ferrarecce: uno di proprietà del duca di Piombino e uno del granduca. Nel 1585 gli impianti tornarono in gestione al pontefice, ma solo per un breve periodo. Successivamente passarono sotto il controllo di persone legate indirettamente al granduca di Toscana.

Lo stabilimento nella prima metà del Settecento rimase pressoché inalterato. Dopo il 1750 furono costruiti invece la palazzina con stalla e fienile che ospitava i vetturini, una chiesa con annessa sacrestia. A questa venne addossato il Palazzo dell’Amministrazione e il casotto del deputato di sanità (Casa Gobba) sulla costa.

Lo stato del territorio sotto giurisdizione del castello di Valle nel 1684 (A.s.E, Miscellanea Medicea, 559, c. 471)

Per approfondire

  • Aranguren, B.M., Terrosi, G., (2012) Follonica (gr). Ex Ilva. Fonderia n. 2, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, 8, Firenze, pp. 588-590.
  • Aranguren, B.M., Barreca, D. (2012) Follonica (gr). Ex Ilva. Fonderia n. 1, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, 8, Firenze, pp. 585-588.
  • Rombai, L. Tognarini, I. (1986) Follonica e la sua industria del ferro. Storia e beni culturali, Firenze.

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