Marco Gobetti evoca, con il suo “teatro di riciclo”, le 130 repliche de “Il nome della rosa”, lo spettacolo diretto da Leo Muscato.
Non è un semplice diario di sei mesi di repliche ma il racconto di ciò che incredibilmente è avvenuto e, non si dovrebbe dire. La verità – insieme alla costruzione del falso che la mina – è uno dei temi portanti de “Il nome della rosa” di Umberto Eco: era inevitabile che, incarnandone la vicenda per 130 repliche, nascessero verità indicibili.
Una, in particolare, che porta altrove attori e pubblico, che ci precipita in un contemporaneo sconosciuto, dove lo scibile presente contamina misteriosamente quello dell’antica abbazia. E viceversa. Una verità che mai si dovrebbe dire, appunto. Un sacrosanto, chiarissimo scandalo.